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Dove ho lasciato l'anima (Le strade) di Ferrari, Jérôme (2012) Tapa dura - Jérôme Ferrari

“In ogni uomo si perpetua la memoria dell’umanità intera. E l’immensità di tutto quello che c’è da sapere, ognuno già lo sa. Perciò non ci sarà perdono.”


È un romanzo ambientato durante la guerra d’Algeria. Ma riguarda la guerra in generale e tutti i suoi orrori.

La guerra è la maledizione dell'umanità. È figlia del Potere e dell’Impotenza. L’uomo la genera e la subisce. La guerra proclama carnefici e designa vittime, nomina torturatori e consegna martiri. Talvolta i ruoli s’invertono. Ed è terribile.

Risuona come rintocco di campana, o come macabro motto: “La memoria è senza pietà”. Il torturato di ieri si fa oggi torturatore, rinnegando ogni vecchio principio, cancellando ogni ideale, annullando ogni pensiero. Il senso di colpa, quando c’è, non basta a levare la coltre malefica, a muovere una reazione. L’umanità è perduta, la coscienza assopita, l’anima smarrita.

“Ha lasciato la sua anima lungo la strada, da qualche parte alle sue spalle, e non sa dove.”
Ci sarà mai salvezza?


È una scrittura asfissiante. Rimane impressa nella mente e lascia un senso di malessere profondo. Credo che Ferrari sia stato attento a non oltrepassare il limite del sopportabile, a fermarsi una parola prima che il raccapriccio allontani il lettore dal romanzo. Però opprime. Pone interrogativi grevi ai quali non vorresti rispondere, perché sai che qualunque risposta sarà sbagliata. E ti chiedi come sia possibile che quel velo cali sugli occhi. E sull’anima.

Bisogna prendere le distanze dai personaggi, lasciar decantare le parole e poi riprendere il pensiero. Alla fine ti trovi coi nervi scoperti, e ti dici che no, non è stato un divertimento. E no, non ti senti in pace.


Risvegliamo le coscienze, ritroviamo le anime perdute nella ferocia delle guerre, curiamole. Restiamo umani.