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Patricija

Gatta ci cova

Uno, nessuno e centomila - Luigi Pirandello, Remo Bodei, Ugo M. Olivieri

Non conosceva nulla, né si conosceva; viveva per vivere, e non sapeva di vivere; gli batteva il cuore, e non lo sapeva; respirava, e non lo sapeva; moveva le pàlpebre, e non se n’accorgeva.”

 

Pirandello inizia a lavorare a Uno nessuno centomila nel 1909. La prima puntata dell’opera uscirà nel 1925 sulla “Fiera letteraria”.

 

Il dramma di Vitangelo Moscarda comincia quando la moglie fa una considerare sulla piccola imperfezione del suo naso. Davanti all’immagine riflessa personalità e realtà si frantumano: Vitangelo Moscarda non è, per gli altri, quello che egli si crede. Avvia così un fitto monologo che mette in luce la molteplicità dell’essere.

Ma per Vitangelo, chi è Vitangelo Moscarda? Sinora aveva creduto d’essere uno.

 

A chi dire «io»? Che valeva dire «io», se per gli altri aveva un senso e un valore che non potevano mai essere i miei; e per me, così fuori degli altri, l’assumerne uno diventa subito l’orrore di questo vuoto e di questa solitudine?”

 

Si ribella, Vitangelo. Inizia a compiere azioni che scombinano e rovesciano ogni certezza sul suo apparire. Cerca disperatamente di dimostrare di non essere quello che gli altri credono.

 

Pazzo! Pazzo! Pazzo!

Era lo stesso grido di tutta la folla lì davanti la porta:

– Pazzo! Pazzo! Pazzo!

Perché avevo voluto dimostrare, che potevo, anche per gli altri, non essere quello che mi si credeva.

 

Credeva d’essere uno, scoprì d’essere centomila, decise d’essere nessuno. Scivolò nella follia (follia?) per trovare riparo, salvezza e liberazione, per morire e rinascere ogni giorno, nuovo e completo.

 

 

 

P.S. Camminando ho guardato improvvisamente una vetrina per catturare l’io che non conosco. Pirandello, Pirandello!

 

Videoassaggi. Un libro in cinque morsi