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Patricija

Gatta ci cova

Intanto anche dicembre è passato - Fulvio Abbate

C’è chi lo pensa morto nel suo bunker, chi fuggito in sud America; e invece è in casa Abbate a tinteggiare le pareti. Ma che soggetto distratto e scansafatiche quest’omino, certo Adolf Hitler, che il piccolo Fulvio deve chiamare zio, su ordine del nonno. E quella gran testa di scienziato che dicono scomparso nel ’38? Lui, sì, Ettore Majorana. Anch’egli in casa Abbate, a progettare un missile, la V3 che dovrebbe portare a Parigi i membri della famiglia Politi-Priolo-Abbate-Sicuro a Parigi, e che, nel frattempo, esce vestito da suora e dà ripetizioni di aritmetica al piccolo Fulvio. Tutto questo nella Palermo degli anni ’60. Realtà e fantasia tessono una trama surreale, fantasmagorica, colorata. 
Lo sguardo limpido del piccolo Fulvio si posa sul mondo. E lo racconta con la semplicità e la bellezza proprie dei bambini. Per chi legge è meraviglia, è un salto indietro nel tempo, è il rincorrere questa girandola di personaggi e fatti irreali e in fondo più verosimili di tanti veri (veri?).
È un viaggio negli affetti, è un viaggio d’amore per papà Totò e il suo “Quattroruote”, che rimboccherà le coperte al figlio finché riuscirà a farlo; per mamma Gemma, insegnante e bugiarda indefessa che gli trasmetterà l’amore per la Francia, dove si recheranno veramente; e amore per gli zii e i nonni che arricchiscono, con la loro presenza, la famiglia Abbate. 
È un viaggio pieno di vita, anche se a ben pensarci è la morte a essere protagonista. Ma lo è in modo lieve, delicato, “felice”. Vivo.
E infine è un viaggio nella libertà, quella che appartiene ai bambini, quella libertà che li rende speciali. E allora sì, alla domanda “cosa farai da grande” dovremmo rispondere “il bambino”. Perché i bambini sono liberi, i bambini non hanno paura né vergogna di sognare. E nemmeno di commuoversi.

Restiamo bambini. Proviamoci. Manteniamo sguardo limpido e aperto all’incanto. E per chi cercherà di demolire tutto, suca!