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Patricija

Gatta ci cova

Chiese escatollo e nessuno raddoppiò - Luciano Bianciardi

Caro Luciano,

oggi è caldo. Sudano le dita a scrivere, sudano le pagine da leggere. Sudano persino i pensieri. Secondo te, se mettessi una bacinella d'acqua fresca sotto la scrivania e un sottofondo di torrente, proseguirei a fare quel che fo illudendomi di goder la frescura all'ombra d'un arboscello?

 

Chissà cosa mi risponderesti.

 

Chiese escatollo e nessuno raddoppiò. Quante volte mi sono chiesta il significato di questo titolo, E non ci son mica arrivata sai? Ché poi il problema non era l’escatollo ma il corpulento “raddoppiò” con le sue doppie e panciute D e P. Leggevo, riponevo il libro, guardavo il titolo e lo interrogavo: Cosa mi vuoi significare?

Arrivata a pagina 106 son bastate due righe, due parole. Son bastati i barbagianni presi da bongiornite a farmi trovare il bandolo della matassa.  E ho riso, riso e riso.

E poi, come sempre, il riso s’è fatto amaro. Perché la società che mira solo al profitto, che cerca, appena può, di fregare il prossimo; la società che considera il denaro più importante della vita come la raccontavi nel 1960 è tuttora così, nel 2018. Compresa la gara della bontà; però adesso dura meno, s’incattiviscono prima e mascherano peggio d’allora l’apparente dare senza contropartita. Esiste ancora il motto “comprate oggi, pagherete domani”. Anzi, pagherete tra un anno. Che il viaggio nella terra di Bengodi prosegue.

Il riso si fa amaro, perché ancora ce li mandiamo i liceali all’università sprovveduti e senza educazione alla vita politica e sociale, ancora senza conoscere la Storia, ancora digiuni di valori e d’ideali; ma anche ora basta poco a risvegliarli, entusiasmarli e renderli capaci di dar lezione di civiltà al sempiterno gregge di tartufi saccenti e moralisti. E questo fa ben sperare.

 

Quell’Italia sghemba che raccontavi, oggi è ancor più sghemba; il potere è ingordo più che mai. L’Italia è sfatta e ognuno si fa gli affari suoi.

I parlamentari hanno traslocato. Frequentano un altro palazzo adesso, detto Social Network. Lì si sfidano, s’insultano, s’accusano. Urlano. Fanno a gara a chi la spara più grossa. È un’arena pubblica. I cittadini assistono, parteggiano per questo o per quello, fanno da grancassa ai “rappresentanti del popolo”.

Nel ’69 scrivevi: “assisteremo a un vasto ritorno all'analfabetismo programmato”. Sapessi, risuona come un’eco senza fine.

Come vedi, in peggio, qualcosa è cambiato.

Invece I mesi dell’anno continuano a succedersi nel consueto ordine.

 

Leggerò, rileggerò, e inviterò a leggere Montale, Caproni, Zanzotto. E Gadda, Cassola, Parise, Pasolini, Arpino. Riprenderò Le ceneri di Gramsci e cercherò ciò che mi manca di London. Tornerò a Leopardi, Verga e Manzoni. Ne posso aggiungere qualcuno anch’io?

E continuerò a trovare rifugio nelle tue pagine. Ti fa piacere, almeno un po’?

Con le domande ho terminato.

 

Chissà cosa mi risponderesti.

 

Quanto amo il bianciardipensiero. Se solo t’avessero compreso, forse saresti rimasto ancora un po’.

 

Ciao Lucianone, alla prossima.