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Patricija

Gatta ci cova

I fiori blu - Raymond Queneau, I. Calvino

Buttate bussole e orologi, ché in questo viaggio non servono. Prendete invece una medaglia e osservatene le facce.

 

Il duca d’Auge sogna d’essere Cidrolin che sonnecchia nel barcone ormeggiato sulla Senna.

Cidrolin sogna d’essere il duca d’Auge.

Le vicende del duca si compiono con salti temporali di 175 anni, partendo dal 1264. Quelle di Cidrolin si svolgono nell’anno 1964.

Il duca e Cidrolin non potrebbero essere più diversi. L’uno feroce, senza scrupoli, sanguinario, l’altro sempre un po’ annebbiato, imbevuto di ”pernod” (essenza di finocchio); ridipinge lo steccato che qualcuno di notte riempie di scritte infamanti e poi si occupa della sua attività preferita: dormire. Sognare. Sulla sua chiatta, il suo barcone, la sua Arca.

Per conoscere le vicende del duca si deve attendere che Cidrolin s’addormenti, per seguire il sonnacchioso Cidrolin s’aspetterà che dorma il duca.  

S’incontreranno. Nel 1964. Sull’Arca.

Il diluvio non è solo d’acqua.

 

I fiori blu è gioco fra sogno e realtà, fra vite che scorrono e cavalli che parlano. È viaggio in tondo al tempo e allo spazio, è succedersi di citazioni e metafore. È sfida, divertimento, baraonda entusiasmante. È fantasmagoria linguistica.  

È faccenda contorta fin là, dove dal fango sbocciano piccoli fiori blu.

 

 

Anche le marce più oscure hanno una fine. Il Duca disse:

- Eccoci qua.

Si fermò. L’abate Riphinte l’imitò:

- Dove credete che siamo arriva-ti? - chiese il Duca.

- Nelle tenebre.

- E cosa vedremo?

- Poco o niente.

 

 

Salite sulla torre e poi lasciatevi andare. O cadere. Nel sogno, s’intende!