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Patricija

Gatta ci cova

La musica, come la vita, parapiglia d’emozioni.

Preludio a un bacio - Tony Laudadio

Il preludio era anticamente un’esecuzione in forma libera, serviva a trovare l’intonazione e introdurre l’opera musicale.

Forme libere negli standard jazz che Emanuele intona.

Forme libere, proemi che introducono il tema della rinascita.

 

Nel lemma “preludio” è incastonato “ludere”, “giocare”.

Giocare/suonare in inglese è “to play”, in francese “jouer”, in tedesco “spielen”.

Preludio è il gioco della vita che si spiega a innumerevoli premesse, che scorre placida e turbolenta, gaia e ansante; sempre in forme libere, sorprendenti.   

 

Emanuele gioca con le note, Tony con le parole.

Il romanzo è un succedersi di preludi, ognuno anticipa sogni, tentativi di legami, desideri di risoluzioni e rivoluzioni, di riscatti. In comune un’attesa d’amore. E di felicità.

L’aria della strada raccoglie, s’empie di note, e di parole; quelle di Emanuele e quelle di chi percorre un tratto di pentagramma insieme. S’empie anche di dolore, fisico e morale. Solo all’ultima nota sapremo se il preludio è rimasto ciò che originariamente era o se s’è fatto composizione distinta. Ma lo sapremo veramente?

 

La parola è la sorella stronza della musica

Affermazione di notevole impatto. Colpisce. Ha colpito anche me.

Ci ho pensato un po’.

La parola è significato e musica, talvolta è musica ancor prima che significato. È suono, è alito emozionale ed emozionante. Questo un attore lo sa. Allora mi dico che l’affermazione è di Emanuele, non del suo creatore. E mi par di trovare la giusta dimensione.

Ci rifletterò ancora.

Certo è che la musica è quel filo impalpabile che unisce l’umano al divino, e arriva dove la parola non può.

 

Preludio a un bacio è un romanzo gentile. Umano, come la voce del sax tenore. Sfiora, tocca, e ti dice che, in fondo, nessuno di noi passa invano.

Cede un po’ qua e là, ma scorre e lascia spunti per pensare.

 

 

 

P.S. Si sa, io ci ho il sobbalzo facile.

 

Recupero uno straccio per pulirlo [il sax] e smonto anche l’ancia, che in genere lascio sempre attaccata per fare prima. Dovrei comprarne una nuova, questa è consumata e leggermente incrinata, sono anni che la uso.

 

Un’ancia spesso ha vita breve, brevissima, talvolta nemmeno ce l’ha, una vita. Lasciarla attaccata all’imboccatura senza asciugarla significa ritrovarla con le “onde” in punta e sfibrarla prima. Anche imbattendosi in una di quelle ance miracolose, sogno di ogni strumentista (e che sogno rimane il più delle volte), si riuscirebbe a usarla per parecchio tempo, alternandola con altre ance. Anni, però, direi di no. E non può essere una sintetica (sarebbe comunque una durata enorme), l’incrinatura e quel “Inumidisco l’ancia” fa cadere l’ipotesi.

Insomma, "è un secolo che la uso" avrebbe reso l'idea di un tempo lungo senza quantificarlo; "sono anni che la uso" fa sobbalzare.

E ho sobbalzato. Ecco.

Pesante, lo so. Tenetemi così.

 

 

Prelude to a kiss

https://www.youtube.com/watch?v=j20urFTll-M