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Patricija

Gatta ci cova

Sette zie - Marcello Marchesi

Marcello Marchesi trascorse gli anni dell’infanzia a Roma, nella casa dello zio materno, Guido, e di una frotta di zie, cognate di Guido. Motivo dell’esilio del piccolo Marcello, ultimo di sei fratelli, la colpa d’essere figlio illegittimo nato da una relazione della madre con un noto avvocato milanese.

Ed ecco Sette zie.

 

Amedeo narrante, Amedeo narrato. Gabriella del tempo narrato, Gabriella del tempo narrante.  Le storie s’intrecciano in giocosa alternanza con altri fatti, e altri personaggi là, nei luoghi della sua prima giovinezza, dov’è tornato per ricomporre la sua storia, e dove capita anche l’Amedeo scrittore di testi brillanti ch’è, come l’altro, un po’ smemorato.

Si ride del paradosso, ma si percepisce un sentire celato, fra le pieghe del dubbio e della stravaganza.

Amedeo e le zie. Tutte queste zie, che lo vedono sempre bambino anche quando bambino non è più, tutte innamorate di zio Guido, milanese, dentista creativo, marito di zia Ida. Zio Guido, che sposandone una, si sposa anche le altre sei.

Le sette zie, o forse sei, ché una non si sa se esiste, e se esiste non si sa dov’è. Sono sei o sette? Sette come i colli e i re di Roma, come gli angeli dell’apocalisse, o sei come i figli di Enrica Volpi, madre di Marcello?

O di più, come disse il vecchio conoscente, certo che fossero nove?

Amedeo e i ricordi. Non ricordi, mezzi ricordi, ricordi. Affiorano, sotto le mani sapienti e pazienti di Gabriella. Affiorano i ricordi, che Amedeo non ha mai amato, schegge di uno specchio frantumato che sarebbe meglio non tentare di riunire per vederci qualcosa che non c’è più, ma gettare prima che facciano male.

Non manca il fantasma. E nemmeno le sorprese.

 

In questo gioco di specchi e d’intrecci si trascorre qualche ora  né qui né là” ma soltanto “tra qui e là”. Condizione ideale”, come il tempo del viaggio di Amedeo sul treno Milano-Roma o Roma-Milano.