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Patricija

Gatta ci cova

Il censimento dei radical chic - Giacomo Papi

M’avventuro in un futuro prossimo (identico al presente) ove attendo lo schiudersi e il deflagrare delle tante, troppe nefaste sementi che infestano la patria terra grassa e fruttuosa d’ogni bassezza. Nel frattempo il povero professor Prospero viene barbaramente ammazzato sul pianerottolo di casa. Colpevole, il professore, d’essere un intellettuale radical chic.
Sempre il Prospero, papà di Olivia “succhiava le parole come caramelle”, particolare che mi riporta a Hrabal e al suo meraviglioso personaggio, Hanta: “… io infilo una bella frase nel beccuccio e la succhio come una caramella”.
Fra rimandi e frasi a effetto abbasso l’asticella, entro in modalità “lettura da ombrellone a righe”. C’è aria di già letto, e senso d’incompiuto. Personaggi piatti, bidimensionali ma meno interessanti di quelli abbottiani.
Cerco il futuro prossimo. Lo cerco e non lo trovo. Finché arriva Herry Potter. E lì m’incaponisco. Sul futuro prossimo. Ammesso che ci sia.

“Al tempo in cui giocavano insieme (Olivia e il ministro dell’interno), andavano pazzi per Harry Potter. Avevano imparato a memoria tutti e sette i libri, visto e rivisto ogni film e trascorrevano i pomeriggi a trascrivere su un quaderno le formule magiche di Hogwarts”.
E invece di godermi la storia che fo? Leggo e al contempo (s)ragiono sulla produzione potteriana. I libri sono stati pubblicati nell’arco di dieci anni, dal 1997 al 2007; stesso tempo per i film, che sono usciti fra il 2001 e il 2011. Olivia ha 42 anni, l’avventura “Potter” deve interrompersi al massimo con la conclusione della terza media, perché “dopo le medie si erano persi di vista”. Ipotizzando la visione dell’ultimo film nel 2012 (per dar modo di vederlo e rivederlo), Olivia e gli altri compagni potrebbero essere classe 1998. Ci troviamo nell’Italia del 2040? Sarà questo il futuro prossimo? O un po’ più in là? Ché pensare a un futuro prossimo troppo lontano non riesco. C’è quel modo di comunicare via sms che sa di antico già ora, in questo presente settembrino.
E dai! Pensa al contesto politico, sociale, culturale che sono specchio fedele del nostro quotidiano.
Neanche le parole di Olivia rivolte al ministro: “Una volta ti piacevano i libri. Eri tu che sapevi a memoria Harry Potter, non io.”, discordanti con quanto narrato in un capitolo addietro, mi distolgono dalla stramberia di voler collocare temporalmente la storia.
Così la lettura è proseguita cercando indizi sul futuro prossimo perduto.

Infine il sobbalzo (so che gliel’ho facile, non lo dite!).
Leggo: “Il taxi era invaso da Mozart. La Sonata per pianoforte e orchestra K488 volava, il pianoforte polpastrellava domande ripetute più in grande dai fiati e dagli archi.” Passi il polpastrellamento, ma la sonata no! SONATA? SONATA? Non esistono sonate per pianoforte e orchestra! Nemmeno per mandolino e orchestra o bassotuba e orchestra! Non esistono. La sonata prevede un solo strumento, al massimo due. Il concerto è altro, e l’orchestra può farne parte. Sonata e concerto non sono sinonimi. Anche solo digitando “k488” si troverà una miriade d’interpretazioni del CONCERTO mozartiano, mai della “sonata”.

Insomma, al polpastrellamento della “sonata per pianoforte e orchestra” s’è improvvisamente chiuso (senza preavviso) l’ombrellone. A righe.
Fine della storia.

Pensavo fosse amore. Invece era un’idea inesplosa.


P.S. Mi rasserena, nondimeno, il pensiero di non rischiar la vita sul pianerottolo di casa.